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Star Trek Discovery? Meglio The Orville.

Star Trek Discovery? Meglio The Orville.

Ora che è finita la prima stagione di Star Trek: Discovery è tempo di bilanci.

Erano anni che appassionati trekkari e non, aspettavano un ritorno sul piccolo schermo della serie iconica e finalmente CBS si è decisa a produrre uno show di 15 puntate. L’eccitazione per una nuova stagione di Star Trek  nell’epoca forse migliore della tv episodica è stata evidente sin dall’inizio, i produttori promettevano un livello narrativo all’altezza di Game of Thrones o Breaking Bad, un romanzone complesso e adulto molto ambizioso.

Devo ammettere che il fatto che Alex Kurtzman fosse fra i creatori però non prometteva benissimo, Kurtzman appartiene alla scuderia di JJ Abrahams e compagni, uno dei gruppi di sceneggiatori più sopravvalutati del momento, l’uscita anticipata dal gruppo di produttori di Byran Fuller, che decideva di dedicarsi di più ad American Gods, poi non prometteva bene.

Eppure, come migliaia di patiti di Star Trek, ho aspettato fiducioso l’inizio della serie: dopo i primi due episodi mi sono detto, “vabbé diamo tempo di carburare”, poi  dopo il mid-season finale  mi sono detto “vediamo dove vuole andare a parare”. Con il finale di stagione quelli che erano dubbi sono diventate delusioni conclamate.

Attenzione (seguono spoilier)

ST:D non è un cattivo show di fantascienza, è una serie di SF piuttosto mediocre  con buoni momenti qui e lì, ma è decisamente un pessimo show di Star Trek.

Non voglio nemmeno entrare nella polemica tra fan tradizionalisti e non, che litigano sui blog e forum da mesi sulla totale incoerenza di ambientare la storia 10 anni prima della serie originale per praticamente presentare un universo totalmente diverso da quello tradizionale. Di solito, Abrahams, Orci, Kurtzman e soci risolvono queste questioni inventandosi una dimensione alternativa, qui non si sono neanche degnati di ricorrere a questo trito trucchetto da quattro soldi (in parte…).

Il problema più grande di Star Trek: Discovery, è un altro, un’enorme superficialità di trama, tutta basata su soluzioni e colpi di scena che sembrano forzati e mai adeguatamente maturati nel corso della narrazione: un ammiraglio nel corso di una sola puntata può passare dal tentato genocidio di un pianeta ad appuntare medaglie su coloro che lo hanno sventato, con relativa sviolinata di una retorica francamente imbarazzante, per contenuti e metodo di presentazione filmica. Si può risolvere una guerra interplanetaria come niente fosse o come se non fosse mai avvenuta con un drone  e andare sul pianeta Klingon in piena guerra con nessuno che si fa problemi. Un personaggio può essere mezzo Klingon e mezzo umano senza mai farci capire effettivamente come tale fusione sia potuta accadere. Personaggi vengono uccisi ” a buffo” altri resuscitati a forza grazie a… indovinate… gli universi alternativi. In generale la tempistica e lo sviluppo della narrazione sembrano sempre goffi e rallentati in  alcuni punti per poi essere frettolosamente chiusi in altri. Fra esplosioni e colpi di scena sembra di stare in un film di Michael Bay che dura 15 ore.

Klingon????

L’altro grande problema relativo alla serie, sembra la scarsa profondità di caratterizzazione dei personaggi. Di solito la tecnica è quella di caratterizzarli fortemente i primi 10 minuti che vengono presentati al pubblico, e poi ogni coerenza tende a sfilacciarsi per adattarsi a qualsiasi situazione gli sceneggiatori abbiano inventato, questo vale per Sarek, che alla fine dello show sorride, tocca e scherza con la sua figlioccia come un umano qualsiasi oppure per la cadetta Silvia Tilly, che alla 4 puntata forse dimentica di avere disturbi di personalità e diventa una specie di simpatica nerd al college e, a parte Saru (l’unico personaggio con un certo spessore), dimenticate il tradizionale approccio collettivo alla narrazione, pieno di sottotrame e caratterizzazioni dei personaggi “minori”, questo Star Trek: Discovery non ha tempo per questo, è troppo impegnato a sconfiggere Imperi in universi alternativi nel giro di tre puntate, viaggiare nello spazio tempo con fantomatiche spore in due puntate e vincere guerre galattiche in una.

Infine, poi onestamente Sonequa Martin-Green non è che sia il massimo della recitazione, quando in particolare (in lingua originale) comincia a bisbigliare invece di parlare l’ammazzerei con la Bath-Leth. Nel cast, gli unici degni di nota mi sembrano Doug Jones e Rainn Wilson (nei panni di Harry Mudd, l’unico bagliore di luce in un panorama narrativo molto grigio).

Un gruppo di produttori mediocri e senza idee si è praticamente appropriato con l’inganno di una nave della Federazione, cercando di convincerci che la modernità e il futuro sono più stupidi e superficiali del presente, esattamente il contrario di tutto ciò che l’universo di Star Trek ha sempre rappresentato. Francamente se avete voglia di Star Trek guardate The Orville, una vera e propria lezione di scrittura intelligente e non presuntuosa.

One Comment

  1. Va inoltre ricordato ai produttori e agli sceneggiatori di Star Trek Discovery che Star Trek non è Star Wars e nemmeno Battlestar Galactica, Star Trek è altro, niente salti spaziali con spore galattiche quindi e niente guerre infinite per la presa del potere da parte di dittatori, principi e principesse! Perché voler distorcere la storia e il messaggio di Star Trek, se Star Trek non piace a scrittori e produttori di ST Discovery perché fare Star Trek e non altro? Per non parlare dei Klingon trasformati in pseudo rettili galattici…

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