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Felice Imbolc 2018

Felice Imbolc 2018

Felice Imbolc! Felice Festa di Luce!

La Festa di Luce è la prima delle tre Feste di Primavera, è la Festa della Prima Luce del Risveglio della Vita Attiva, si celebra tra la fine di gennaio e il mese di febbraio.

Questo è il Tempo

di aprire il Cuore

e di ricevere la Luce

di Conoscenza ed Ispirazione

La Festa di Luce segna il risveglio della Terra alla luce, all’esterno, le prime luci della Primavera a venire, le prime mosse della Primavera nel grembo della Terra.

Molte religioni e vie spirituali in questo periodo dell’anno, nel nostro emisfero, celebrano delle feste alle quali hanno dato nomi diversi: Festa delle Luci, Giunone Februata, Lupercalia, Imbolc, Candelora…

La Dea della Festa di Luce, di Imbolc, è la Dea dei Poeti, dei guaritori, degli artigiani. E’ una Dea di fuoco, di purificazione, di guarigione, di rinnovamento, di ringiovanimento. E’ Brigit ed è Giunone Februata ed è anche Maria dei cristiani… Le sacerdotesse della Dea della Festa di Luce custodiscono il Fuoco Sacro, simbolo della luce purificata dell’ispirazione, sono le Vestali nell’antica Roma e le sacerdotesse di Brigit in Irlanda…

Questo è il tempo di bere alla Fonte della Giovinezza.

Per gli iniziati è la fase di superamento della nigredo.

Nell’Antica Roma la festa di Giunone Februata si concludeva con una fiaccolata in processione.

Lupercalia era celebrata 15 giorni prima delle calende di marzo. Nel 494 era corrente, Lupercalia fu proclamata dal Papa del tempo Festa della Purificazione della Vergine Maria.

Candelora è una festa cristiana che celebra la luce di Cristo che fa uscire il mondo dalle tenebre. L’antica festa di Candelora comprendeva una processione per le strade del paese a ceri spenti fino alla chiesa dove le candele venivano accese da un cero posto all’ingresso e si tenevano accese durante la messa e fino al rientro a casa.

In Irlanda si fanno le croci di Brigit con paglia e fieno. Brigit è conosciuta in epoca cristiana come “Maria dei Gaeli”.

Imbolc, o Imbolg, festa della Dea Brigid, in epoca cristiana Santa Brigida (in gaelico scozzese Là Fhèill Brìghde, in gaelico irlandese Lá Fhéile Bríde) è una festa celtica, celebrata fino all’epoca cristiana in Irlanda, che segna il ritorno dei primi tepori primaverili. Si celebra l’1 o il 2 febbraio o anche l’11 o il 12 febbraio secondo l’antico calendario. E’ una festa che cade all’incirca a metà tra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera.

Ad Imbolc si fanno tradizionalmente dei pronostici metereologici ed esisteva un’antica tradizione di osservare se i serpenti o i tassi uscivano dalle loro tane invernali. Negli Stati Uniti d’America esiste una festa chiamata Groundhog Day (Giorno della Marmotta), celebrata il 2 febbraio, in cui si osserva il comportamento della marmotta: se l’animale, in una giornata nuvolosa, esce dalla sua tana invernale e la lascia senza rientrarci si dice che l’nverno finirà molto presto; se invece la marmotta esce dalla tana in una giornata di sole e vede la sua ombra, si spaventa e rientra subito nella tana invernale, allora l’inverno durerà ancora per sei settimane. Molto probabilemente la festa del Groundhog Day (Giorno della Marmotta) deriva proprio dall’antica usanza della festa di Imbolc di osservare il comportamento di serpenti e tassi per predire il tempo che farà.

E’ a Imbolc che la Cailleach, la vecchia della tradizione Gaelica, raccoglie la legna per accendere il fuoco per il resto dell’inverno. Si dice che se la Cailleach vuole far durare ancora a lungo l’inverno, farà in modo che il giorno di Imbolc sia una bella giornata di sole, e così potrà raccogliere tutta la legna che le serve. E’ meglio perciò che ad Imbolc ci sia brutto tempo, perché significa che l’inverno finirà presto.

Anche in Italia durante la giornata in cui si festeggia la Candelora, che corrisponde alle feste dell’inizio di febbraio, ci sono proverbi legati alle previsioni del tempo, e ogni regione ha il suo.

A Venezia si dice:

Quando vien la Candelora

da l’inverno sémo fóra,

ma se piove o tira vénto,

ne l’inverno semo drénto.

In lombardia si dice:

Madona de la sceriôla

de l’inverno sém fôra.

Se’l piôf o tira vent,

n’del’inverno sem dént.

Traduzione

Madonna della Candelora

dall’inverno siamo fuori

Se piove o tira vento

nell’inverno siamo dentro

A Trieste si dice:

Se a Candelora xe sol e bora

de l’inverno semo fora,

se piovi o tira vento

de l’inverno semo dentro.

In Toscana si dice:

Se nevica o gragnola

dell’inverno siamo fora.

Se c’è sole o solicello

siamo ancora a mezzo inverno.

Se c’è sole o sole tutto

dell’inverno resta il brutto.

In Calabria si dice:

Da Candalora, cu on avi carni

s’impigna a figghjiola.

In Sicilia si dice:

Pa Cannilora a jaddina fà l’ova

Pa cannilora du ‘nvirn sim fora

Pa Cannilora u brascirr fora.

In Molise si dice:

A Cannelora, a vernate jè sciute fore!

Responne Sante Biase: “A vernate ‘ncore trasce”;

Responne a vecchierelle: “Quanne scekoppe a Vecachelle”;

Responne u viecchie Semmejone: “Se vuo’sta cchiu’ secure, quanne calene i meteture”.

Traduzione:

Alla Candelora l’inverno è uscito fuori (passato)!

Risponde San Biagio (3 febbraio): “L’inverno non è ancora arrivato”;

Risponde la vecchietta: “Quando sono sbocciate le gemme”;

Risponde il vecchio Simeone: “Per essere più sicuri, quando arrivano i mietitori.

A Napoli si dice:

A Cannelora

Vierno è fora!

Risponne San Biase:

Vierno mo’ trase!

dice a vecchia dint’ a tana:

nce vo’ ‘nata quarantana!

cant’ o monaco dint’ o refettorio:

tann’ è estate quann’ è Sant’Antonio!

Nel Tarantino si dice:

A Cannlor u’nvirn è for,

ma c’proprij n vuè cuntà,

notr e tant c’ n’ stà!

Nella Lunigiana si dice:

Se la piova per la Candelora

de l’inverno semo fora,

ma se la piova e tira vento

de l’inverno semo dentro.

Fonti moderne divenute oggigiorno molto popolari affermano che la Festa di San Valentino trova le sue origini in alcune feste greco-romane non ben specificate che si tenevano a metà del mese di febbraio ed erano dedicate ai riti di fertilità, come Lupercalia, ma non ci sono prove del fatto che la Festa di San Valentino derivi dalla festa dell’Antica Roma di Lupercalia, dato che la festa di San Valentino non assume, storicamente, alcuna connotazione romantica fino al 14° sec quando viene associata all’amore romantico nel circolo di Geoffrey Chaucer, nel periodo in cui fioriva la tradizione dell’amor cortese. In ogni caso, secondo l’antico calendario ateniese, il periodo che va da metà gennaio a metà febbraio era chiamato il mese di Gamelion ed era dedicato alle nozze sacre di Hera e Zeus.

Nell’Antica Roma Lupercalia, che si teneva dal 13 al 15 febbraio, era un rito arcaico di fertilità che si teneva solo a Roma, la festa celebrata in modo più ampio, anche al di fuori della città di Roma era la Festa di Juno Februata, che significa “Giunone la Purificatrice”, o “Giunone la Casta”, celebrata il 13 e il 14 febbraio. Papa Gelasio I (492–496) abolì la festa di Lupercalia.
Alban Butler nel suo “Lifes of the Principal Saints” (1756–1759) afferma, senza prova alcuna, che a Lupercalia uomini e donne estraevano dei foglietti con i loro nomi scritti sopra per fare delle coppie e che le moderne lettere di San valentino derivano proprio da quell’usanza. Nella realtà questa pratica ha origine nel Medio Evo e non ha nessun riferimento o origine ai riti di Lupercalia, secondo questa usanza gli uomini estraevano i nomi delle donne per accoppiarsi a caso con loro. Quest’usanza fu osteggiata dai preti, per esempio da Francesco di sales nel 1600 che la sostituirono con l’usanza di giovani donne che estraevano i nomi degli apostoli sull’altare, ma questa usanza religiosa risale al 13° sec è menzionata nella vita di Santa Elisabetta d’Ungheria e quindi potrebbe avere un’origine differente.

Come abbiamo detto la prima testimonianza sull’associazione tra San Valentino e l’amore romantico risale al 1382 quando Geoffrey Chaucer scrissa Parlement of Foules:
“For this was on seynt Volantynys day
Whan euery bryd comyth there to chese his make.”
[“For this was on Saint Valentine’s Day (Perché accadeva il giorno di San Valentino)
When every bird cometh there to choose his mate (Quando ogni uccello viene a scegliere il compagno)”].
La poesia fu scritta in onore del primo anniversario di fidanzamento di Re Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia, il patto di matrimonio fu firmato il 2 maggio 1381, si sposarono otto mesi dopo all’età di appena 15 anni ognuno.
Molti hanno dedotto che Chaucer si riferisse alla Festa di San Valentino celebrata il 14 febbraio ed è molto probabile perché a metà febbraio in Inghilterra gli uccelli non vanno ncora in amore, i primi segnali di corteggiamento iniziano per alcuni di loro il 23 febbraio circa. Secondo Henry Ansgar Kelly Chaucer si riferiva alla festa di Valentino di Genova, uno dei primi vescovi di Genova morto nel 307 circa Era Corrente, celebrata il 3 maggio. Jack B. Oruch fa notare che l’inizio della Primavera è cambiato dai tempi di Chaucer a causa della precessione degli equinozi  e l’introduzione del calendario Gregoriano nel 1582.

Altri tre autori hanno scritto delle poesie sugli uccelli in amore il giorno di San Valentino all’incirca nello stesso periodo di Chaucer, ma probabilmente prima: Ottone di Grandson (c. 1238 – 1328) dalla Savoia, John Gower dall’Inghilterra, e un cavaliere conosciuto come Pardo da Valenzia. E’ molto probabile che Chaucer si sia ispirato alle loro opere, ma data la difficoltà di datare le opere medievali non possiamo esserne sicuri.

 

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