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Stopvivisezione: un’altra chiusura da parte del Parlamento Europeo

Stopvivisezione: un’altra chiusura da parte del Parlamento Europeo

Pubblico integralmente un comunicato degli amici di “Abolizione della Vivisezione. Ora”:

Stopvivisezione: un’altra chiusura da parte del Parlamento Europeo.

L’estate scorsa è stata inviata un’istanza alla commissione per le petizioni per chiedere dei chiarimenti sull’archiviazione della petizione al Parlamento europeo per l’abolizione della vivisezione – e per chiedere che le questioni poste fossero urgentemente dibattute, denunciando sia la gravità degli argomenti trattati, sia il fatto che quegli specifici argomenti non avessero ancora ricevuto risposta.

La petizione è stata chiusa sulla sola base della risposta della Commissione europea, una relazione che neppure menziona le questioni sollevate dalla petizione. La relazione inviata dalla Commissione europea è la stessa risposta che la Commissione aveva dato pochi mesi prima ad un’altra iniziativa contro la vivisezione, Stop Vivisection. Mentre la petizione era rivolta al Parlamento europeo, Stop Vivisection era un’iniziativa dei cittadini (detta ICE) rivolta alla Commissione europea. Nel caso della petizione è il Parlamento che è responsabile di rispondere, mentre la Commissione europea è chiamata solo per dare una relazione di parere per inquadrare il problema dal punto di vista legislativo e giuridico (quali norme e politiche regolano la questione in europa). Come relazione di parere la Commissione europea ha dunque inviato la stessa risposta con cui aveva già respinto le richieste dell’ICE, dopo aver dichiarato che “le istanze della petizione duplicavano quelle dell’ICE”.

In realtà questa dichiarazione è insostenibile. Le due iniziative presentavano entrambe una radicale critica alla vivisezione, ma attraverso approcci e richieste legislative differenti, che richiedevano differenti dibattiti da parte di protagonisti diversi. Tra l’altro Stop Vivisection, impegnata in una critica della validità scientifica della vivisezione, chiedeva l’apertura di un dibattito scientifico condotto da esperti per confrontare le loro posizioni sulla base delle evidenze documentate. Mentre la petizione si rivolgeva al Parlamento chiedendo un dibattito dei rappresentanti dei cittadini su questioni prettamente politiche, sollevando problemi di carattere sociale, economico, legislativo e giuridico.

Ma al di là delle differenze tra le due iniziative, il problema essenziale è che la relazione della Commissione europea non fa neppure menzione delle questioni poste dalla petizione: molti degli argomenti trattati in quella relazione (dalla politica delle 3 Rs, all’abrogazione della Direttiva 2010/63, alla valutazione dell’ICE, ecc.) esulavano completamente dalla petizione – e nello stesso tempo, non vi era alcun riferimento alle tante questioni politiche, sociali, legislative, che la petizione sollevava.

Visto che quella relazione non poteva servire per rispondere alle questioni poste, il Parlamento avrebbe dovuto procedere con l’esame della petizione, concedendo di discuterla in una riunione pubblica parlamentare in cui si confrontano il rappresentante della Commissione europea, il firmatario ed i membri della commissione per le petizioni, al fine di rispondere concretamente alle istanze presentate. Nella pratica è accaduto sorprendentemente il contrario: il Parlamento, sulla base della risposta della Commissione europea, ha respinto le richieste della petizione e, senza concedere alla petizione di essere esaminata in una riunione pubblica della commissione per le petizioni, ne ha deciso l’archiviazione.

I cittadini hanno atteso 3 anni l’esame della petizione, ma le questioni presentate non sono mai state discusse né in una riunione parlamentare, né nella risposta scritta con cui la petizione è stata archiviata. Ricordiamo che la petizione al Parlamento europeo è un diritto inalienabile, che non può essere violato. Ma riteniamo che chiudere una petizione sulla base di una risposta che neppure menziona le questioni sollevate, significa di fatto ignorare la petizione e la sua documentazione a sostegno. Ci siamo rivolti quindi alla commissione per le petizioni per denunciare l’archiviazione della petizione e per ribadire la gravità dei temi sollevati che richiedono un’urgente soluzione:

migliaia di cittadini sono morti o rimasti gravemente danneggiati a causa di farmaci e sostanze che hanno passato il vaglio della sperimentazione animale, senza che questa potesse tutelarli; migliaia di malati sono tuttora senza possibilità di cura, dopo decenni e decenni di ricerche basate sui modelli animali che rappresentano inoltre ingenti capitali sottratti alla ricerca scientifica, clinica ed ai programmi di salute pubblica; l’uso della vivisezione nella progettazione di nuovi farmaci non ha impedito che medicine inefficaci o tossiche arrivassero alle fasi cliniche ed alla commercializzazione, mentre non ci è dato di sapere quante sostanze potenzialmente sicure ed efficaci possano essere state scartate sulla base dei dati animali; la commercializzazione di sostanze chimiche per le quali la vivisezione ha dimostrato di non poter garantire l’innocuità, mette a rischio la salute dei cittadini e dell’ambiente, oltre a compromettere programmi nazionali di prevenzione ed a costituire un danno economico in termini di investimenti, costi di produzione e costi della sanità; la validazione di nuovi metodi scientifici realmente sostitutivi è compromessa dall’uso della vivisezione, utilizzata come criterio di compatibilità nel processo di validazione, pur non essendo essa stessa mai stata validata. La petizione denunciava inoltre la mancata validazione della vivisezione che costituisce un’intollerabile contraddizione legislativa. Il processo di validazione è obbligatorio per qualsiasi metodologia scientifica sostitutiva perché possa essere accettata legalmente. E’ inconcepibile che proprio una metodologia così eticamente inaccettabile, così scientificamente controversa e che non ha impedito innumerevoli tragedie farmaceutiche, sia invece accettata legalmente senza essere mai stata sottoposta ad un processo di validazione, in barba a tutte le garanzie ed ai principi che le nostre normative dovrebbero assicurare. Un fatto di per sé sufficiente per chiederne un’immediata moratoria. La petizione quindi chiedeva una risposta politica che consentisse, oltre ad un progresso scientifico, un’immediata difesa dei cittadini dai rischi per la salute, per la sicurezza e per l’ambiente a cui la vivisezione ci espone.

Dove è la risposta, l’esame del Parlamento di questi fatti? Il Parlamento può chiudere una discussione ma questo non farà sparire problemi drammaticamente reali e di fronte ai quali i cittadini sono solo più in difficoltà a difendersi se non possono ottenere un dialogo con le proprie istituzioni. Se è inaccettabile che il diritto di petizione possa non essere garantito, è inaccettabile che questo avvenga quando le questioni riguardano la vita e la morte dei cittadini. Non abbiamo scritto alla commissione per polemizzare, ma con la preghiera che questi temi fossero dibattuti urgentemente. Abbiamo ribadito la specificità delle nostre richieste perché siamo convinti che il Parlamento non possa negare un dialogo su tali questioni ed abbiamo sollecitato l’intervento dei nostri rappresentanti affinché diano risposte concrete che, in nome dei diritti e principi più essenziali, tutelino la salute, la sicurezza dei cittadini, la preservazione ambientale, la coerenza legislativa e la sovranità popolare. Non si tratta dei “nostri” diritti contro i “loro”, ma di essere uniti per un diritto comune che è la salvaguardia stessa della vita.

La commissione per le petizioni ha risposto alla nostra istanza. Purtroppo ogni appello al dialogo ed alla gravità dei fatti denunciati è stato ancora una volta ignorato.

Comprendono che ci opponiamo all’archiviazione della petizione; ma sulle nostre perplessità (che sintetizziamo di seguito):

– come il Parlamento abbia potuto negare un dibattito parlamentare (riunione pubblica della commissione per le petizioni) nonostante la straordinaria gravità dei fatti denunciati;

– come abbia potuto chiudere la petizione in base alla relazione della Commissione europea – una relazione scritta in risposta ad un’altra iniziativa che presentava approcci e richieste legislative differenti;

– come i fatti denunciati nella petizione e nella sua documentazione non siano mai stati neppure menzionati nella risposta della Commissione europea, nonostante il Parlamento abbia respinto le richieste dei cittadini sulla base di quella relazione;

– infine, riguardo il nostro appello a dibattere i problemi sollevati, non solo in nome del diritto inalienabile di petizione, ma perché rappresentano realtà in contrastano con alcuni dei principi fondamentali dei Trattati;

di tutto questo, non dicono nulla. Cosa dicono quindi?

Ci scrivono solo che se la nostra preoccupazione fosse che la famosa relazione della Commissione europea era stata data dalla Commissione “contestualmente” a due diverse iniziative, giudicando la petizione un duplicato dell’ICE, questo non deve preoccuparci: è la commissione per le petizioni che ha deciso la chiusura e ci rassicurano che la stessa risposta l’hanno data a tutte le petizioni che riguardavano la vivisezione (presentate dal 2012 al 2015). Anzi, ci informano che siamo in buona compagnia perché la stessa risposta l’hanno data addirittura ad una parlamentare che aveva presentato una petizione (che tra l’altro, sebbene citasse anche la vivisezione, denunciava in primo luogo gli abusi sessuali sugli animali nella pratica della zooerastia).

Con straordinario senso dell’ironia, aggiungono che se avremo nuovi dati sui cui basare le nostre denunce (nuovi rispetto alla data di archiviazione della petizione), possiamo sempre presentare una nuova petizione.

I dati già denunciati (al di là che siano stati discussi o no) prima della chiusura della petizione, non hanno più il requisito di “novità” per poter essere sottoposti ancora alla loro attenzione.

Infine ci intimano che in base all’art 14, paragrafo 3 del codice di condotta del Parlamento europeo, non potremo più avere ulteriori scambi di informazioni sulla petizione.

L’amarezza di sentirci presi in giro dalle nostre istituzioni non può farci dimenticare la gravità dei fatti denunciati, aggiunge solo “gravità” a “gravità” rivelando la fragilità della nostra democrazia ed il lato profondamente politico della vivisezione. Ma questo anziché fermarci non può che spingerci ad essere ancora più determinati nel portare avanti la nostra causa, e possiamo riuscirci solo unendo le forze di tutti. Ci stiamo impegnando a divulgare quello che è accaduto e ringraziamo tutti coloro che contribuiranno a farlo. Nel frattempo abbiamo inviato la nostra istanza a tutti i 750 parlamentari affinché conoscano quanto accaduto alla petizione e, visto che è stato negato un dibattito parlamentare, siano informati dei fatti denunciati per i quali chiedevamo il loro intervento. Vi terremo aggiornati sull’esito di questo appello, comunicando chi deciderà di rispondere e chi deciderà di ignorarlo. Avvisiamo subito che, sì, come ci sfidano a fare, presenteremo una nuova petizione e continueremo a fare ogni sforzo per cercare di aprire a livello istituzionale un dibattito sull’abolizione della vivisezione. Se sperano che ci stancheremo, se sperano di chiudere definitivamente la questione, devono sapere che andremo avanti a sostenere le nostre legittime richieste. Siamo consapevoli che molti cittadini, di fronte a questi fatti, sentono che le nostre istituzioni perdono la loro credibilità, ma questo non ci consente di abbandonare la nostra causa, ci impone semmai di difenderla con ancora più forza, di essere più responsabili, e ringraziamo fin da ora tutti coloro che continueranno a lottare.

Gli aggiornamenti sull’iniziativa al Parlamento europeo per l’abolizione della vivisezione sono pubblicati alla pagina Abolizione della Vivisezione.Ora. https://www.facebook.com/Abolizione… Aiutateci a farla conoscere ed a condividerla!

Diffondiamo la risposta ricevuta dalla commissione per le petizioni a questo link:

https://www.facebook.com/notes/abolizione-della-vivisezione-ora/stopvivisezione-unaltra-chiusura-da-parte-del-parlamento-europeo/264928460602191

Fonte e foto: Abolizione della Vivisezione. Ora

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