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La Turchia e la lotta a DAESH

La Turchia e la lotta a DAESH

Mentre donne e uomini curdi sono impegnati nella lotta di resistenza all’avanzata di DAESH, il governo della Turchia, paese NATO, si impegna nello sterminio del popolo curdo appoggiando, più o meno apertamente e volontariamente, anche i terroristi drogati fanatici religiosi di DAESH. Il governo della Turchia si dimostra di fatto un porto sicuro per i terroristi drogati di DAESH che, protetti dalla dittatura di Erdogan, riescono a smerciare petrolio, opere d’arte, droga e terroristi addestrati sotto gli occhi di chi vuole vedere e nel silenzio della maggior parte dei media occidentali. Il governo della Turchia tollera e lascia impuniti i terroristi drogati di DAESH e ciò che è successo allo stadio durante la partita Turchia – Grecia ne è la prova più lampante: fischi e cori durante il minuto di silenzio per le vittime del terrorismo di Parigi del 13 novembre 2015.

La domanda che viene spontanea è: Perché il governo della Turchia, che è nella NATO, impegna uomini e mezzi per annientare il popolo curdo, proprio quando dovrebbe concentrare tutti i suoi sforzi nella lotta reale contro i terroristi, drogati, fanatici religiosi e delinquenti di DAESH? Perché hanno rotto la tregua con il PKK proprio in questo momento? Perché non riescono a mettere da parte, in un periodo così delicato, odi e divergenze interne e non si concentrano nella lotta a DAESH assieme alle donne e agli uomini curdi e non solo? Le risposte sono lì, alla portata di tutti…

Oggi, nel silenzio quasi totale delle maggiori testate giornalistiche internazionali, vi propongo, aggirando la censura, un sunto di quanto sta succedendo nei paesi a maggioranza curda della Turchia.

E ricordate che “le parole sono importanti”, come ha detto anche Nanni Moretti in una frase del suo film Palombella Rossa, le parole sono importanti perciò sceglietele con cura ed evitate di chiamare i terroristi, delinquenti, fanatici religiosi e drogati di DAESH col nome inglese di una Dea antica di vita e guarigione: ISIS. Chiamateli col nome di DAESH, una parola che non piace a questi terroristi, una parola usata dai nemici di questi fanatici religiosi che ha una serie di sfumature spregiative dato che Daesh è simile nella pronuncia alla parola araba Daes (qualcuno che schiaccia qualcosa sotto i piedi) e Dahes (qualcuno che semina discordia). Chiamateli col nome di DAESH perché questi delinquenti non hanno uno “stato”, i territori da loro occupati non sono riconosciuti da nessuno come “stato” e dare dignità ad un gruppo, anche se ricco e ben organizzato, di criminali fanatici definendoli “stato” non è affatto giusto e inoltre confonde tutto l’Islam con le azioni terroristiche di una minoranza di fanatici che la maggioranza dei musulmani in tutto il mondo trova spregevoli.

ISIS_02   ISIS

Flavia Wolfrider

Alla stampa e all’opinione pubblica

Lo stato turco e il governo dell’AKP continuano a compiere attacchi militari in Kurdistan, vengono distrutte città e vengono giustiziati civili indifesi. Il coprifuoco militare di 12 giorni a Silvan ha lasciato la città in macerie. Case e attività commerciali sono state deliberatamente prese di mira, bruciate, distrutte e metà della città è diventata inagibile. 15 civili sono stati uccisi durante il coprifuoco e dozzine sono stati i feriti. Questi attacchi non erano attacco qualunque, hanno usato carri armati, cannoni ed elicotteri.

Negli ultimi 7 giorni eventi analoghi si sono verificati nella provincia di Mardin di Nusaybin. Mentre è in corso il coprifuoco militare contemporaneamente accelerano gli attacchi. Il 15 novembre 2015, Selamet Yeşilmen, incinta e madre di cinque bambini stava scendendo le scale dal secondo piano per il giardino con le sue due figlie Sevcan e Fikret (di 13 e 14 anni). Un Cobra blindato stazionato davanti alla loro casa in via Fırat Başyurt – Çağçağ, ha sparato contro di loro. La madre incinta SelametYeşilmen è morta sul momento e le sue due figlie sono state gravemente ferite. Hanno sparato anche contro Yilmaz Tutak mentre cercava di soccorrere le bambine e anche lui è rimasto gravemente ferito.

Un evento simile ha avuto luogo a Silopi, una provincia di Sirnak, il 12 novembre 2015. Nella via Şehit Harun, la gendarmeria distrettuale ha lanciato bombe con munizioni dette “bombaatar” (significato “lancia una bomba”). Dopo gli attacchi Servet Cin, Hişyar Konur, Fatma Yiğit, Evin Harput e un altro civile non identificato sono rimasti feriti in varie parti del corpo.

Questi e altri eventi simili continuano a verificarsi quotidianamente a Diyarbakır, Cizre, Gever, Şırnak, Hakkâri, Van e nella maggior parte del Kurdistan. È corretto dire che in Kurdistan è in corso una Guerra tra le forze di guerriglia e l’esercito turco e che si tratta di una guerra armata. Tuttavia le forze dello stato turco non sono in guerra solo con le forze della guerriglia, stanno deliberatamente mirando a civili e distruggendo le città. Le forze militari turche stanno violando le leggi di guerra. Lo stato turco sta commettendo crimini di guerra in Kurdistan.

La Turchia sta negando i curdi, stanno cercando di sterminare i curdi attraverso l’assimilazione e politiche repressive. Ignorano appelli e proposte di soluzioni pacifiche da parte dei curdi. Questo conduce al conflitto armato. Lo abbiamo detto in precedenza, la soluzione non è il conflitto, al contrario sta nel dialogo e nel negoziato.

Non si può non vedere la situazione dei curdi e del Kurdistan e la loro richiesta di pace non deve rimanere inascoltata. Per questo chiediamo a tutte le organizzazioni e a tutti gli individui che sostengono la pace e la democrazia di opporsi alla brutale campagna in atto contro i curdi e chiediamo a tutte e tutti di contribuire a una soluzione pacifica del conflitto curdo.

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia Onlus &

Commissione Affari Esteri del Congresso Nazionale del Kurdistan KNK

19.11.2015

Newroz01   Curdi_YPJ_YPG

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