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Le parole sono importanti

Le parole sono importanti

Le parole sono importanti, come diceva anche Nanni Moretti in Palombella Rossa, e anche i nomi e gli acronimi che scegliamo per definire qualcosa o qualcuno. Se si cominciasse ad usare in modo corretto e pertinente le parole allora si inizierebbe a cambiare in modo sostanziale non solo la nostra vita, ma anche il mondo.

La maggior parte dei media e delle persone al mondo ha scelto di definire il gruppo ben organizzato di delinquenti fanatici religiosi che compiono azioni di terrorismo ovunque con l’acronimo di ISIS (Islamic State of Iraq and Syria). L’uso di questa parola, di questo acronimo è errato sotto diversi punti di vista e profondamente sbagliato sia a livello essoterico che esoterico.

Usare la parola ISIS in un mondo dove la lingua dominante è l’inglese è un errore ed è offensivo perché si confonde col nome di una divinità dell’Antico Egitto usata in epoca alessandrina che da noi è chiamata ISIDE, una Dea ancora seguita e venerata in tutto il mondo da differenti comunità neopagane. Associare Iside ad un movimento di delinquenti fanatici che seguono una religione monoteista patriarcale non offende solo coloro che ancora oggi venerano la Dea, ma offende automaticamente tutte le donne del mondo, è inoltre dannoso su altri piani usare questo nome in modo improprio.

ISIS

Fino ad oggi ho sempre preferito usare l’acronimo IS (Islamic State) al posto di ISIS perché lo ritengo più corretto e pertinente dato che questa organizzazione ben organizzata e ricca di delinquenti fanatici non ha occupato territori solo in Iraq e in Siria, ma anche in altre parti del medio oriente, al limite sarebbe stato più corretto usare l’acronimo ISIL (ISIL -Islamic State of Iraq and the Levant).

Dopo l’attacco terroristico di Parigi però, mi è capitato di leggere diversi articoli dove si riflette sull’uso improprio della parola “stato” per definire un gruppo di criminali fanatici religiosi, e mi sono subito trovata d’accordo con questa tesi e che la Francia ha chiesto di non usare più nessun acronimo che contenga tale parola per definire questo gruppo criminale. Dare dignità ad un gruppo, anche se ricco e ben organizzato, di criminali fanatici definendoli “stato” non è affatto giusto e inoltre confonde tutto l’Islam con le azioni terroristiche di una minoranza di fanatici che la maggioranza dei musulmani in tutto il mondo trova spregevoli.

“Questo è un gruppo di terroristi, non uno stato. Consiglio di non usare la definizione di Stato Islamico (Islamic State) perché riduce fino ad annullarle le differenze tra islam, musulmani e islamisti. Gli arabi li definiscono ‘Daesh‘ e io li chiamerò ‘Daesh i tagliagole’” ha detto il Ministro degli Esteri Francese Laurent Fabius lo scorso anno.

Il gruppo di criminali, drogati, fanatici, terroristi islamici è conosciuto in arabo come ad-Dawlah al-Islāmiyah fīl-ʿIrāq wash-Shām, da cui l’acronimo Da’ish or DAESH (داعش, Arabic pronunciation: [ˈdaːʕiʃ], e anche io, da oggi in poi, li chiamerò col nome di Daesh, una parola usata dai nemici di questi fanatici religiosi che ha una serie di sfumature spregiative dato che Daesh è simile nella pronuncia alla parola araba Daes (qualcuno che schiaccia qualcosa sotto i piedi) e Dahes (qualcuno che semina discordia).

Flavia Wolfrider

Tratto da: France 24 versione inglese e versione francese

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