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True Detective stagione 2: dalle stelle alle stalle

True Detective stagione 2: dalle stelle alle stalle

Chi ci segue sui nostri blog, sa quanto bene abbiamo sempre parlato di True Detective, il poliziesco della HBO che l’anno scorso aveva fatto gridare al miracolo. Anche l’idea di creare una serie antologica, già applicata con successo ad American Horror Story, che permettesse di cambiare prospettive e protagonisti ad ogni stagione sembrava vincente, come è andata allora quest’anno?

Molto male, secondo chi vi scrive: la seconda stagione di True Detective è stata sicuramente una delusione sia in termini di paragone relativi, sia assoluti. 

Ma cerchiamo di delineare i punti di forza e debolezza, limitando possibilmente gli spoiler al massimo. 

Fra le cose positive sicuramente la scelta degli scenari. Dalla campagna del sud in cui i personaggi interpretati da Harrelson e McConaughey si muovevano, passiamo ad una California inedita, fatta di cemento, discariche e capannoni industriali, che hanno fornito diverse scene molto suggestive ed un’atmosfera decisamente industrial che ricorda molto Lynch di Eraserhead, (Lynch lo sentirete nominare spesso incquesto articolo). Positiva anche la scelta di collegare il delitto ad una più vasta e, stavolta più credibile, organizzazione criminale che basa i propri affari sulla speculazione edilizia e urbanistica.

Ma qui ci fermiamo con le cose positive. 

La trama di True Detective della seconda stagione è complessa e a tratti incomprensibile, con i collegamenti tra i vari personaggi e filoni a dir poco, ‘avventati’. Troppe sottotrame e troppi personaggi, (io per esempio non ho neanche  capito quante agenzie di polizia sono coinvolte) e poi alla fine ma perché ammazzano ‘sto consigliere, non potevano fare la stessa truffa ricattandolo? Tra l’altro il tipo era un pervertito di prim’ordine. La narrazione poi  non è priva di momenti WTF!  Che noi tradurremo in momento Ecchecazz? Cioè momenti in cui quello che avviene risulta veramentemolto poco credibile. Infatti basta andare in tre persone a minacciare uno a cui avevi venduto l’attività per riprenderti tutto, così come se nulla fosse, lo sapevate? Puoi ammazzare 6 persone infilandoti in un tunnel e scappando lungo cunicoli e corridoi, ma ci sarà il primo stronzo qualsiasi che ti aspetta esattamente dietro la porta chiusa dalla quale uscirai per farti fuori, et voilà. Dopo essersi quasi schifati per 6 puntate due protagonisti pigliano e scopano (qui viene in mente Boris, “famoli scopà”), ma sì certo lei è traumatizzata e lui è un fallito, ovviamente devono scopare, e così via per un’altra mezza dozzina di casi. 

Passiamo all’altro problema serio, nonostante un cast potenzialemtne ottimo, i personaggi risultano sempre forzati e sopra le righe, insomma Colin Farrell, Vince Vaughn e compagnia pur essendo attori molto validi, risultano sempre un po’ forzati e poco naturali.  La ragione di questa scarsa capacità  degli attori va ricercata a mio parere nella decisione di far dirigere  gli episodi a registi diversi, lasciando a Nic Pizzolato  l’onere della coerenza. Il risultato è che tutti i registi si sono messi ad imitare Twin Peaks, con tanto di bordone alla Badalamenti onnipresente, crossfades e primi piani con zoom lento, vedere le scene nel bar sempre vuoto per credere, se non è un’imitazione di Lynch quella… Ma Una delle grandi intuizioni della prima stagione era stata proprio di affidare ad un solo regista, Fukunaga, tutti gli episodi, per ottenere uno stile coerente e naturale. Cosa è successo? Budget? Hubris? Chissà…

Una cosa è certa, il coro negativo di critiche a questa stagione non può passare inosservato e Nic Pizzolato ha tutte le carte per migliorare la terza stagione, del resto il vantaggio di una serie antologica e  proprio quello, no? 

 

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