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Demian: la serie tv sequel de Il Presagio

Moltissimi ricorderanno il film culto del 1976 Il Presagio, un horror diretto da Richard Donner e scritto da David Seltzer e interpretato da Gregory Peck. Si trattava del classico horror di tipo apocalittico cristiano che molto andava di moda negli anni ’70, prima che gli zombie da un lato e lo splatter dall’altro, un fenomeno ancora relativamente marginale, cambiassero definitivamente le produzioni hollywoodiane di genere horrorifico. 

Il Presagio si incentrava sulla figura di un bambino, figlio di un importante diplomatico americano, che si rivelava essere l’anticristo. Ci fu un sequel del primo film, intitolato La Maledizione di Damien (1978) e infine una terza e ultima parte intitolata Omen III: Il Conflitto Finale (con Sam Neill e Rossano Brazzi!!! 1981).

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Adesso la Lifetime  ha deciso di piazzare un ordine diretto, senza passare dalla valutazione di un episodio pilota, della serie Damien, ovvero il sequel (ma non si capisce quanto dopo) del Presagio. Per il momento Damien vede un ordine per 6 episodi e sarà sceneggiato da Glen Mazzara, ex showrunner di The Walking Dead, e vedrà Damien Thorn adulto, cresciuto apparentemente senza consapevolezza delle forze oscure che lo circondano, ossessionato dal suo passato e sul punto di dover affrontare il suo destino, ovvero  quello di essere l’anticristo. Mazzara avrebbe reimmaginato Damien in maniera cupa e romantica, un antieroe più complesso e moderno di quanto lo fosse il personaggio originario. La Lifetime è infatti nota per la sua programmazione più “rosa”, quindi probabilmente dovremmo dimenticarci le cupe e angoscianti atmosfere del film a aspettarci un approccio più “gotico/estetico”.

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Del resto i gusti in tema di genere horror cambiarono radicalmente proprio nel passaggio fra gli anni ’70 e ’80. Nel decennio precedente andavano forte i film di come L’Esorcista del ’73, Holocaust 2000 (con Kirk Douglas) del ’77 ed il seminale Rosemary’s Baby (in verità del ’68) di Polanski. Tutti film che facevano leva sulle angosce e sulle insicurezze del pubblico; man mano che il genere diventava popolare però si aveva sempre una maggiore tendenza all’esplicito e allo spettacolare che tendeva ad eliminare tutti gli aspetti “psicologici” e richiedevano molta più azione rispetto alle opere citate, forse non è un caso che diminuirono sensibilmente gli horror d’autore e la partecipazione a questi di grossi attori. Quindi è anche giusto che il sequel de Il Presagio sia più appetibile ad un pubblico abituato al glamour di American Horror Story, il glitter di Vampire Diaries e il gore di The Strain. Io personalmente mi limiterò a rimpiangere i silenzi espressivi di Peck e i piani sequenza di Polanski.

Meno male che so' morto! Altrimenti me toccava er "cameo"

Meno male che so’ morto! Altrimenti me toccava er “cameo”

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