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Il Caso Aldrovandi diventa una miniserie

Il Caso Aldrovandi diventa una miniserie

Il Caso Aldrovandi è stato un caso che ha scosso molte coscienze e diviso molto. Tao due decide di farne una miniserie. A parte i dubbi che mi tornano ogni volta che in Italia si fanno serie basate sulla cronaca o sulla storia (ma sceneggiature originali mai???), sincermente spero proprio non si andrà a banalizzare un caso ed un avvenimento che ha bisogno di tutto tranne che di retorica ridicola.

Ecco cosa ci dice kataweb a riguardo.

L’uccisione del diciottenne studente ferrarese Federico Aldrovandi diventerà un film per la tv. Lo hanno annunciato oggi  i patron di Taodue Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, alla presenza di Alessandro Salem, direttore generale contenuti Mediaset (che controlla Taodue),  tra i progetti della casa di produzione, per la prossima stagione televisiva (Mediaset) e  cinematografica (Medusa).

La cronaca drammatica che ha tenuto banco per nove anni,  fuori e dentro le aule di tribunale,  verrà raccontata, dunque, da un film tv:  dall’uccisione del ragazzo di Ferrara, in una notte di settembre del 2005,  alla battaglia per la verità della mamma, Patrizia Moretti, una donna forte che ha avuto il coraggio di non fermarsi davanti al muro di gomma alzato da una parte delle istituzioni, e che oggi è intervenuta telefonicamente per sottolineare come  “sia grata dell’iniziativa della fiction per un contributo di verità e  di giustizia,  e per far si che quello che è accaduto a Federico non debba ripetersi”.   Gli autori del fermo dello studente, quattro poliziotti accusati del delitto di “eccesso colposo in omicidio colposo”, sono stati condannati a tre anni e sei mesi di reclusione, condanna confermata dalla Cassazione nel giugno del 2012.

Sulla sceneggiatura de Il caso Aldrovandi stanno lavorando Stefano Rulli, Malcom Pagani e Alessandra Fiori, mentre la regia sarà di Daniele Lucchetti. L’inizio delle riprese è previsto a settembre.

Pietro Valsecchi, a chi gli fa notare come la Taodue da anni specializzata in storie di polizia e poliziotti questa volta si schieri dalla parte delle vittime degli agenti, ricorda che già nel passato era stata prodotta una fiction di successo sulla banda della Uno bianca, in cui agenti deviati uccidevano i colleghi:  “Siamo in un paese libero – dice Valsecchi – Vogliamo raccontare la storia di una madre coraggio che cerca ad ogni costo la verità, lo merita. Diamo tanto spazio alla polizia nelle nostre storie, se per una volta raccontiamo una storia in cui si  parla di poche mele marce non c’è nessun problema. L’istituzione è solida e non deve temere il diritto di critica, ma – ripete più volte il produttore- non è un film ideologico”.

Fonte: Kataweb

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