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Mediterraneo, uno scrigno di biodiversità minacciato da incidenti e sversamenti

Mediterraneo, uno scrigno di biodiversità minacciato da incidenti e sversamenti

Il Mar Mediterrano (2,5 milioni di kmq per 3,7 milioni km³ e circa 46,270 di km di costa) è uno scrigno di biodiversità che vanta il 25% di specie endemiche (cioè animali e piante che vivono esclusivamente in quest’area, secondo nel mondo solo ai Tropici per l’importanza delle sue risorse naturali e in cui convivono 150 milioni di abitanti e da milioni di turisti, che si stima nel 2025 arriveranno rispettivamente a 220 milioni e 350 milioni. Su questo ‘bacino di tesori naturalistici’ grava un ‘ondata’ di traffico di merci (3,6 miliardi di tonnellate di beni movimentati nel solo 2010, +5,6% dell’anno precedente), trasporto di petrolio, per un totale di 9 milioni di barili ogni giorno, pari al 20% del greggio trasportato in tutto il mondo, di cui la metà scaricati nei soli porti petroli italiani (14 gli scali petroliferi, di cui Genova, Trieste e Venezia quelli principali; 9 le raffinerie sulla costa: Marghera, Falconara, Taranto, Livorno, Augusta, Priolo, Milazzo, Sarroch e Gela) e incidenti causa di sversamento in mare di idrocarburi (ben 27 per uno sversamento complessivo di 270mila tonnellate dal 1985 al 2010) di cui l’Italia detiene il triste primato per il greggio versato nei principali incidenti succedutisi negli ultimi 25 anni. Tra i più recenti, vanno ricordati, oltre a quello della nave da crociera Costa Concordia presso l’Isola del Giglio, quello della nave cisterna incagliatasi a marzo sugli scogli di Siracusa e quello della nave commerciale della compagnia Grimaldi, che ha perso in mare 198 bidoni di sostanze pericolose.
Insieme alla rete di merci e idrocarburi trasportati, vanno considerate le infrastrutture connesse: 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas e 180 centrali termoelettriche per una movimentazione complessiva di 2mila traghetti, 1500 cargo, 300 navi cisterna e centinaia di imbarcazioni commerciali per un totale di 200mila transiti ogni anno.

Ecco le aree di pregio naturalistico del Mediterraneo a rischio petrolio con le principali caratteristiche della loro ricca biodiversità:
Mare di Alboran, (tra Spagna, Marocco e Algeria): attraverso queste acque migrano nel Mediterraneo balene, delfini, tartarughe marine, pesce spada e tonno e l’area mantiene ancora una percentuale del tratto di costa con fondali importanti per la loro biodiversità.
Isole Baleari: caratterizzate dalla presenza di praterie a posidonia, numerose specie di cetacei, fra cui numerosi capodogli, tonni e pescispada (sono già presenti 4 aree marine protette nella zona).
Bacino sardo-corso-liguro-provenzale: compreso nell’area del Santuario Pelagos che, soprattutto in estate, per una combinazione di correnti favorevoli, di nutrimento abbondante e di favorevoli temperature si popola di balenottere e diverse specie di cetacei,e dove sono presenti tartarughe marine e rare specie di uccelli marini, come il gabbiano corso.
Bocche di Bonifacio (oggetto di una grande campagna del WWF per evitare  che vengano attraversate  da  navi petroliere, gasiere, e trasportanti sostanze chimiche tossiche.
Mar Egeo, Bosforo e Stretto dei Dardanelli: ospita la più consistente popolazione di foca monaca del Mediterraneo.
Coste della Croazia (Istria, Quarnero, Dalmazia):  presentano un paesaggio marino molto vario e ricco, fatto di innumerevoli isole, ed ospitano una grande varietà di specie di pesci ed invertebrati.
Coste dell’Algeria e della Tunisia: costituite soprattutto da zone rocciose tra la parte nord orientale dell’Algeria e quella nord occidentale della Tunisia, ricche di fondali a posidonia ed area molto importante per le migrazioni di tartarughe marine.
Tirreno meridionale e Stretto di Messina: con presenza di diverse specie di cetacei, praterie di posidonia e numerose specie ittiche come i tonni ed i pescispada.
Golfo di Gabes: caratterizzato da fondali poco profondi molto importanti per i cicli vitali di tutte le specie commerciali di pesce, e per la tartaruga marina e diversi cetacei.
Golfo della Sirte: caratterizzato da estese praterie di posidonia, popolato da tartarughe, tursiopi, fenicotteri, sterne e, dove sono presenti, importanti zone di pesca.
Mediterraneo orientale e Iskenderun Bay: l’unico posto del Mediterraneo dove nidifica, si nutre e sverna la rara tartaruga verde. E’ presente anche una popolazione di 20-30 esemplari di foca monaca.
Lagune costiere adriatiche (Albania, Venete, Friuli) preziose per la ricchezza di avifauna.

Fonte e foto: WWF Italia

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