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Addio a Giuseppe Trappo, il guaritore di animali e di esseri umani

Addio a Giuseppe Trappo, il guaritore di animali e di esseri umani

Leggendo la Zampa, la rubrica dedicata agli animali del quotidiano online La Stampa, ho trovato un altro bell’articolo che voglio proporvi, un articolo a firma di Selma Chiosso, su Giuseppe Trappo, il pranoterapeuta che guariva sia le persone che gli animali, la prima guardia zoofila, morto qualche giorno fa a 79 anni. Trovo che questo articolo de LaZampa sia un ottimo articolo di estremo saluto che possa raccontare in poche righe Giuseppe Trappo a chi non lo aveva conosciuto o non ne aveva mai sentito parlare. Buona lettura.

I risultati sono stati subito straordinari.  Giuseppe Trappo è diventato uno dei più celebri pranoterapeuti d’Italia. Da una quarantina d’anni esercita queste sue facoltà con tale prestigio ed efficacia da stupire anche i più scettici. Al suo studio, in via Medici a Torino, arrivano persone da ogni parte e tra esse professionisti qualificati: medici, magistrati, avvocati, politici, ingegneri, uomini di scienza. Di Trappo si sono interessati spesso giornali e anche la televisione. Ora gli è stato dedicato un magnifico libro, scritto dal giornalista torinese Elio Blancato e pubblicato da Armenia con il titolo “Curare con le mani e con il cuore”.
L’ultimo viaggio Giuseppe Trappo, 79 anni, torinese, l’ha fatto qualche mese fa in Thailandia, con la figlia Rita. In mezzo alla foresta, rischiando di essere rapito dai pirati, aveva voluto chiedere perdono ai suoi animali. Quegli animali che amava più di se stesso e che in gioventù, negli Anni Settanta, aveva importato. Giuseppe Trappo è morto qualche giorno fa.

Amava ripetere «Se anche avrò dato ad un solo uomo o ad un solo animale la gioia di vivere è segno che la strada da me percorsa è quella che porta a Dio». Con il professor Mario Panichi, veterinario e docente universitario, ha curato con le mani e il cuore molti animali da compagnia, tutti quelli per cui la medicina ufficiale nulla poteva più fare. Trappo faceva parte di quelle persone, che, come Lia Varesio, in punta di piedi, erano il cuore grande di Torino. Per accorgersene era sufficiente entrare nel suo studio e guardare i tanti attestati di riconoscenza appesi alla parete. Era stata la prima guardia zoofila d’Italia, il primo «maestro» dei cani poliziotti, fondatore del «Trappo club», viaggiatore curioso ed instancabile che in Burkina Faso era riuscito a piantare una vigna.

Nato come importatore di bestie feroci, che sapeva tenere a bada con lo sguardo e le carezze, aveva ben presto capito che quella non era la strada giusta per chi amava gli animali. Del mondo animale conosceva tutto. Imbrogliato da un venditore di leoni napoletano, era andato a riprendersi i suoi tre esemplari. Andreina, sua moglie, per tutto il viaggio in auto li aveva accarezzati, poi a casa, li aveva sistemati nel pollaio di sua madre. Vedendo uccidere gli asini per farne salame, si era comprato un furgone, ed era andando al macello portandoli via tutti. Gelsomina, se l’era tenuta nella casa di Nus.

Lo scimpanze Carlo, salvato da un circo, aveva fatto impazzire le commesse dalla Standa di via Roma: tenendolo sotto «braccio» era andato nel supermercato per acquistargli i vestiti. Una mattina mentre erano al bar per il solito cappuccino, un bimbo era entrato in lacrime perché gli avevano rubato la bici. Il ladro che pedalava in corso Regina era lo scimpanzè. Erano finiti al Pronto soccorso due ladri incauti che avevano rubato l’auto di una sua cliente che sul sedile posteriore aveva una pantera. Sono solo alcuni degli episodi che hanno costellato la sua vita. Il suo ultimo dolore è stata la morte dell’adorato Mirtillo, il cane che dormiva con lui, adagiandosi sulla sua lunga barba candida.

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